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Gorze,
settembre 2006
Cari
Amici,
Forse siete ritornati dalle vacanze un po «tristi e disperati»,
come i discepoli di Emmaüs, strascicato languidamente i loro piedi
su una strada che non conduce da nessuna parte…? Allora non bisogna
perdersi d’animo, né perdere l’occasione di iniziare
questo nuovo anno, partendo dal buono piede, l’importante é
iniziare!
Come fare ? Innanzi tutto diventare consapevoli, come ce lo rivela il
Vangelo (Gesù sulla via per Emmaus Lc 24), che Gesù cammina
sempre accanto a noi, che Egli ascolta e accoglie tutte le nostre difficoltà,
ma che desidera poi trasformare il nostro cuore e renderlo ancora più
ardente (Lc 24, 13-35). Questo fuoco è gioia, perché è
il Cristo-stesso risorto. «La gioia è un movimento del Fuoco
vivente,che commuove l'anima (il cuore) con la vibrazione della sua natura…
Se il Fuoco è attivo, risplende, ed il suo sfavillio è Gioia…
L'assenza di Gioia è un suicidio lento…» (Schwaller
di Lubicz).
Difatti il cuore-spirito, sgombro delle passioni, è pace, è
gioia, è amore come la rivelazione che ci ha fatto San Paolo (Ga
5,22); il suo nutrimento è quindi la pace, la gioia e l'amore,
là sta la sua vita, e questo suo movimento cerca la dilatazione
fino a trovare Dio stesso, che è la Gioia in persona. Ogni sentimento
di ansietà, di inquietudine, di rancore o di tristezza va contro
la propensione naturale del cuore alla gioia, impedisce la comunione,
e costituisce un’ostacolo alla manifestazione della Presenza divina.
Non ci si stupisce allora che Gesù e, al suo seguito, San Paolo,
abbiano insistito così tanto sull’importanza di evitare ogni
inquietudine e di non stare inutilement in pensiero (Mt 6, 25-34; 1 Co
7,32; Ph 4,6), poichè questo attegiamento constituisce un ostacolo
importante sul cammino del profondo. Bisogna imparare a lasciare perdere,
a coltivare la gioia come una sorgente di vita. Dio è Dio e non
siamo noi, i padroni del mondo. La minima tensione in noi mostra che contiamo
più su noi stessi che su di Lui. Abbiamo il diritto e la gioia
di alleviarci di tutto e di rimetterGli le redini della nostra vita. Jésus
che ha assunto le nostre infermità e le nostre malattie ce lo ricorda,
Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò
riposo. Mt 11,28).
Nell’arco di una giornata, come ad ogni richiamo, abbiamo tante
occasioni di buttarci nelle braccia di Dio ,sempre aperte sulla croce;
talvolta occorre gettarvisi ciecamente, tanto assurde e irrazionali sono
le circostanze e gli avvenimenti della vita. Questo è il pegno
di una fiducia e di un abbandono totale poiche, solo essi ci conducono
alla gioia del risorto…
Potremo allora lasciare emergere la gioia, perché era già
là, in fondo a noi ; bastava solo togliere il coperchio! Occorre
anche «accordarsi» o riaccordarsi spesso, altrettanto quanto
si accorda un strumento che emette note scordate. Dobbiamo ritrovare in
noi la tonalità della gioia, l’unica nota giusta che deve
emettere il vero discepolo in Cristo : Entra nella gioia di tuo SIgnore!
(Mt 25,21).
E da notare che si tratta un comandamento di Gesù, e non di un
consiglio da applicare a seconda del nostro buono umore! Del resto, San
Paul non si stancherà di ricordarlo con vigore alle prime comunità:
Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. (Fil
4,4).
Questa esperienza inaudita è spesso agli antipodi dei nostri desideri
del momento. Tuttavia non può esserci un vero progresso spirituale
senza essere felici, senza la gioia. Se è vero che la goia è
la presenza di Dio stesso, è solo tramite la gioia che si progredisce
sul cammino spirituale. Attraverso la gioia, Dio a poco a poco, occupa
tutto il nostro spazio interiore, di modo che all’« io »
(ego) non resta che regredire e morire. DIfatti l’« io »
(ego) non puo sussistere che attraverso le lamentele e l’immersione
narcisistica nei propri problemi, totalmente incapace di vivere il momento
presente. Perciò ogni lamentela è una lamentela contro Dio,
ed ogni forma di giudizio ci allontana dalla realtà.
In compenso, Dio si esprime ovunque c'è gioia, e ogni volta che
noi esercitiamo la gioia, Dio si infonde in noi, trasformando il nostro
cuore. Ora l'esercizio della gioia, lo stimolo della nostra trasformazione,
è la gratitudine. Se manchiamo di vigilanza, se cadiamo costantemente
nell'oblio di Dio, è perché non siamo grati, perchè
manchiamo di gratitudine. I consigli degli Anziani insisotno su questo
punto pronando la pratica della vigilanza che ci permetterà si
sperimentare l’esperienza fondamentale de lla gratitudine.
E dalla gratitudine sentita nel profondo del cuore che scaturisce questo
sentimento possente e costante di amore, che è l’essenza-stessa
del Cammino, la sua permanenza.
Più la vigilanza diventa costante, tramite l’esercizio continuo,
più si trasforma in un modo d’essere permanente. L'amore,
la gratitudine è un modo di essere non condizionato dall'esterno,
che non si lascia contaminare dalle circostanze. Questo stato ci fa somigliare
a Dio che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, (Mt
5,45). L'amore dei nemici è uno stato di non condizionamento. Tutti
coloro che si avvicinano ad un essere non condizionato, sono colpiti sia
dalla sua luce che dal suo calore. Questa gioia contiene una forza insospettata
: attira la venuta dello spirito Santo fino all'estasi, ma attira anche
gli uomini, perché non cercano che questo.
Quando Gesù ebbe finito di aprire gli occhi ai pellegrini di Emmaüs
a proposito di questa Realtà e che il loro cuore si infervorava,
ribollendo di amore e gioia, essi ritornarono immediatamente a Gerusalemme
e ripresero la vita con un’energia e un dinamismo straordinari,
mai sconosciuti finora … Questa grazia del mutamento è offerta
a ognuno di noi, se ci lasciamo visitare tutti i giorni dalla Gioia di
Colui che è più intimo a noi, di noi stessi!
Allora, pronti in partenza per un nuovo anno,
Con tutto il nostro affetto, a presto!
Padre Alfonso e Rachel
Testo
a meditare :
Tutto
comincia dal sentimento di amore per Dio nel cuore. La cosa principale
è di avere costantemente questo sentimento. È Lui che
ci dà la forza di condurre la vita spirituale e che mantiene
il calore del nostro cuore.
È questo sentimento che costituisce la nostra regola. Fintanto
che dimorerà in noi, sostituirà tutte le altre regole.
La vostra trasformazione interiore comincia a partire dal momento in
cui il vostro cuore è infervorato dal calore divino.
Accendere questa prima scintilla è la sola cosa che importi ed
à la sola cosa verso la quale dobbiamo dirigere i nostri sforzi
.
San Téofano asceta ortodosso (XIXsecolo)
Preghiera:
Signore,
tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, gia la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.
Ti rendo grazia per tanti prodigi!
Salmo 139 (138)
E
con grande gioia che annunciamo la publicazione in settembre del dialogo
di Padre Alfonso e Rachel col Sua Santità Shenouda III, Patriarca
di Alessandria. Il libro è intitolato: «
La voix d’un Père du désert
»,
presso le Edizioni Desclée-di-Brouwer (Parigi). I propositi del
Patriarca, che, pur assumendo alta responsabilità, dimora un vero
monaco, sono di un'estrema intensità spirituale.
Tratta dei temi assolutamente fondamentali come: che è cos’è
l'uomo, la liberazione dell'anima, il risveglio a sè, il digiuno,
la fede, la speranza.
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